ORIGINE
  Venezia e il vetro sono un binomio inscindibile nella storia dell'arte italiana.
Questo materiale che si presenta sotto forma di sabbia (silicio) viene plasmato grazie alla magia del fuoco nei forni muranesi da antichissima data e tale arte si è affinata nei secoli toccando lo zenit nella seconda metà del 1700.
Quest'arte ereditata dagli antichi fenici racchiude in sé tutta la storia dell' Oriente, tutto il mistero di Bisanzio, gli amori, le guerre, le vittorie, le sconfitte di una repubblica che nel 1500 era paragonabile come potenza economica alla Borsa di Wall Street e come patrimonio era sicuramente la città più ricca del mondo. I suoi vetri infatti furono già dall'inizio apprezzati in tutta Europa e facevano apparizione sulle mense dei re e dei grandi mecenati del tempo.
Gabriele Salci. Natura morta al papagallo, 1716
  L'invidia per la bellezza di questi vetri produsse delle scuole in tutta Europa. Certamente queste fabbriche necessitavano dell'esperienza tecnica dei maestri muranesi i quali nonostante le severissime leggi in merito (la pena di morte) fuggivano communque da Murano per mettersi al soldo di paesi stranieri come il Belgio, l'Ollanda, la Germania , la Francia e la Spagna per svelare loro i segreti del vetro. Si avviò una produzione di gran lunga qualitativamente inferiore a quella della madre patria (Murano) e questo non fece altro che rivalutare ulteriormente il "made in Murano". Infatti tali nuove fabbriche straniere non riuscirono mai ad avvicinarsi alla qualità muranese e a ricreare quella fantasia che solo la repubblica di Venezia poteva produrre. Tale produzione parallela fù chiamata in termine generico "façon de Venise" (alla maniera di Venezia).
L'industria del vetro veneziana prese un'importanza tale che una legge del 8 novembre 1291 impose a tutte le fabbriche del vetro esistenti nella città di Venezia di trasferirsi nell'isola di Murano al fine di salvaguardare la città da possibili incendi e per sorvegliare più facilmente gli operai e segreti inerentei la lavorazione.
Innumerevoli pittori nelle composizioni di nature morte inserivano vetri di Venezia nelle loro rappresentazioni a testimoniare la grande ammirazione suscitata da questi oggetti in vetro. L'arte del vetro si esprime nella città di Venezia sopratutto attraverso il bicchiere.

Cristoforo Munari. Natura morta, 1690-1700
Questi oggetti non soltanto di ornamento ma anche di uso quotidiano ispirarono i maestri vetrai che raggiunsero attraverso la realizzazione del bicchiere una fama indiscussa. Il bicchiere da semplice "goto" fù poi elaborato in mille elegantissime forme che piano piano nel tempo sono andate perdute e che si possono solamente ammirare nelle vetrine dei musei e nelle grandi collezioni.

Per perpetuare questa tradizione il Patrizio Veneto Benedetto Barozzi Principe di Santorino, di antichissima stirpe nobiliare risalente al VII°secolo dc ha voluto riprendere in mano questa tradizione e riprodurre fedelmente questi vetri che hanno creato la grandezza di Venezia e che sono sul punto di scomparire definitivamente.