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Una famiglia

Patrizio Veneto Benedetto Barozzi Principe di Santorino
A seguito delle invasioni barbariche intorno a II° e III° secolo dc, le popolazioni che abitavano i territori limitrofi della laguna di Venezia quali Padova, Treviso, Oderzo, Quartodaltino, Aquilea furono sospinte a colonizzare le isole delle laguna. Tra queste è probabile vi fosse il capostipite della famiglia Barozzi. Infatti la famiglia alla quale appartiene il Patrizio Veneto Benedetto Barozzi Principe di Santorino discende da una delle famose dodici famiglie cosidette "apostoliche" fondatrice della città di Venezia attorno al VIII° secolo dc. Le prime notizie sulla famiglia sono del 724 dc riferite a tale Gaulo Dux triumviro romano candidato all'elezione dogale. La famiglia seppure mai assurta ad investiture dogale, partecipò attivamente alla vita amministrativa e politica della Repubblica di Venezia sino dai primordi. Fece più volte parte del Consiglio dei Dieci, organo legislativo importantissimo ed inappellabile ebbe in'oltre incarichi diplomatico-amministrativi in Grecia ed Asia Minore, gangli vitali dell'economia veneziana.

Intorno al 1410, ebbe, quale famiglia benemerita e fidata, il Principato delle Isole di Santorino Thira e Nasso che mantenne per ben 200 anni. Tale principato riconosceva alla famiglia una fiducia illimitata , essendo tali isole d'importanza strategica vitale.

Innumerevoli furono in seguito gli incarichi dati ai membri di questa famiglia dalla Repubblica di Venezia.
Non ultimo alla fine del 1800 fú dato a Dino Barozzi il titiolo di Primo Sovvrintendente alle Belle Arti e ai beni Culturali nell'Italia regia.

Benedetto Barozzi porta ancora oggi l'eredita nobiliare di questa grande famiglia, i suoi titotli sono : N H (Nobil Homo) Patrizio Veneto Principe di Santorino Thira e Nasso, Conte dopo la conquista di Venezia da parte dell'Impero austro-ungarico.


Benedetto Barozzi

Palazzo Barozzi
Un'infanzia

Un'educazione all'insegna del gusto
Quando ero bambino ero circondato da antichità, in casa l'arredamento era tutto antico. Ogni domenica mio padre mi portava nei musei. I miei parenti avevano case che sembravano esssersi fermate nel 1700, e anche loro erano vecchissimi e mi parlavano sempre del passato.

Tutta la mia gioventù è stata riempita di messaggi che venivano dal passato e dunque non ho mai vissuto una realtà temporale. Il mio pensiero era sempre alla ricerca di cose antiche.
Da una tragedia nasce una vocazione
Mi ricordo una bellissima vetrina nel palazzo sul Canal Grande dove ho vissuto fino a trent'anni con i miei genitori, questa era piena di vetri antichi, da quelli romani a quelli veneziani del 1700. Di tanto in tanto mio padre con grande religiosità l'apriva e ne prendeva uno per farmelo tenere in mano.

Palazzo Corner della Ca' Grande
Mi ricordo che questo rito, che si ripetè nel tempo pareccchie volte, fece maturare in me un'amore e un rispetto per questi oggetti che tutt'ora mi accompagna.

Un brutto giorno, a causa di una piccola scossa di terremoto, la vetrina crollò su stessa e tutti i vetri si ruppero in mille pezzi senza rimedio.

Fù un lutto per tutti noi e per la consapevolezza della perdita culturale. Alcuni anni dopo, incontrai un maestro vetraio, che molto appassionato del suo lavoro si adoperava con grande impegno nel riprodurre modelli di vetri antichi. Mi unii a lui e dopo diversi ricerche ed esperimenti cominciammo a capire la composizione di vetri antichi, i colori e i segreti dei maestri dell'apogeo del vetro veneziano. Mentre lavoravo con lui vedevo rinascere i pezzi che tanti anni prima avevo visto rompersi in casa di moi padre.

Questa ricerca continua oggi con amore e passione.